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Cina, a rischio riserve idriche entro il 2030

Fiume GialloLa Cina potrebbe soffrire una gravissima crisi idrica entro i prossimi 25 anni, conseguenza della più alta percentuale di sviluppo economico al mondo. La portata del Fiume Giallo, il secondo corso d’acqua più importante del paese, ha raggiunto il livello di portata più basso della sua storia.
L’allarme proviene dalla agenzia stampa cinese Xinhua. Tra le principali cause ci sono la scarsità di piogge degli ultimi anni e la conseguente siccità. A rischio fornitura idrica ci sono ben 150 milioni di cinesi (equivalenti alla metà degli abitanti degli Stati Uniti…) e il 15% delle coltivazioni agricole. Il direttivo del Conservancy Committee del Fiume Giallo ha sottolineato l’eccessivo sfruttamento al quale è sottoposto il corso d’acqua, di cui ben il 60% è utilizzato a scopi civili e industriali quando il diritto internazionale  fissa il limite al 40% della sua portata.
I dati allarmanti però non finiscono qui: la Cina 'ospita' il 25% della popolazione mondiale, detenendo altresì solo il 7% delle risorse idriche mondiali. Il vice ministro per le risorse idriche cinese,  Hu Siyi, ha previsto che i cinesi accresceranno il loro fabbisogno idrico tra i 700 e gli 800 miliardi di metri cubi d’acqua verso il 2030, quando la disponibilità non supera i 900 miliardi. Questo significa che il paese del Dragone rimarrebbe senza riserve d’acqua. Ma i problemi ambientali non si limitano alla questione acqua: le principali associazioni ambientaliste del mondo accusano la Cina di aver sottoscritto il trattato di Kyoto (nel 2002) per ragioni di mero opportunismo. Ma di fatto la crescita del paese è ormai senza controllo, secondo gli ambientalisti, con gravissime ripercussioni sul sistema ambientale. Ad esempio dal 2041 il gigante asiatico diventerà la prima potenza economica al mondo, consumando energia pari all’attuale fabbisogno di Stati Uniti e Giappone messi insieme.
Invece per quanto riguarda l’inquinamento dell’aria, in Cina circolano dai 25 ai 30 milioni di autoveicoli, ma le stime indicano che nel 2015 saranno 150 milioni le vetture con il motore acceso. Dal canto suo il governo cinese confida nel completamento, entro il 2009, della diga delle Tre Gole, la più grande mai costruita al mondo, in grado già di produrre 30 miliardi di kW per le regioni centrali e orientali. Tuttavia resta uno dei megaprogetti più contestati sul pianeta. Grande vanto del governo cinese, la diga di sbarramento del fiume Yangzi, nei pressi di una serie di meravigliosi canyon, nella Cina sud occidentale: costo 25 miliardi di dollari, 27.780 ettari di terra coltivabile sommersi, 115 città, 1.700 villaggi e 1.600 fabbriche inabissati, due milioni di cinesi evacuati. Tutti elementi chiave per gridare al disastro ecologico. Alcuni osservatori hanno però sottolineato alcune importanti misure intraprese da Pechino (come la legge sulla riconversione a gas degli autoveicoli circolanti) per arginare i rischi ambientali conseguenti alla crescita industriale. Ma alla voce ambiente l’allarme rosso, purtroppo, non ha mai cambiato colore.

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