
La scoperta fatta da parte di uno staff di geofisici italiani ha destato grande curiosità sia nella comunità scientifica internazionale, sia nell’opinione pubblica di molti paesi. Si tratta di uno dei più grandi tsunami nella storia del pianeta, quando una parte ridotta (circa il 10%) della sommità del Monte Etna si staccò e in pochi minuti precipitò in mare, scatenando un’onda anomala di portata terribile. Stiamo parlando di 8 mila anni fa, quando città come Roma erano appena un minuscolo villaggio di capanne sulla cima del colle Palatino. L’enorme massa di acqua colpì violentemente le coste del meridione italiano che affacciano sul Tirreno e lo Jonio, ma ha anche fatto sentire il suo inarrestabile e tremendo impatto in Grecia, Albania e Nordafrica, dalla Tunisia all’Egitto. Si spense successivamente, con minor violenza, sulle coste del Libano, Palestina e Israele. Raggiunse velocità oscillanti tra i 200 e i 700 chilometri orari. Un’inarrestabile muro d’acqua.
Gli studiosi hanno calcolato che l’impatto fu nettamente superiore rispetto all’onda anomala che il giorno di Santo Stefano del 2004 devastò l’Asia meridionale. La rilevazione è stata ricostruita monitorando lo stato del terreno all’altezza della Valle del Bove, traccia geologica che non lascia alcun dubbio sull’esistenza di questa frana. Così Catania, Messina e Siracusa furono sommerse da onde alte più di 40 metri: stessa sorte toccò alle coste calabresi; mentre Nord Africa , Grecia e Albania furono colpite da onde variabili in altezza tra i 10 e i 20 metri. A quel tempo la civiltà neolitica che popolava le terre della Mesopotamia (l’attuale Iraq) avrà avuto non pochi problemi nella coltivazione delle terre a ridosso del mare. Così come è sicuramente incalcolabile la quantità e le forme di vita umana cancellata in un colpo solo sulle coste del Mediterraneo. Tuttavia gli archeologi hanno ricondotto alla scoperta di questo tsunami antico, la presenza di un villaggio in Israele, chiamato Atlit-Yam, che risulta essere stato abbandonato all’improvviso. Le tracce dimostrano che c’erano pesci e altri cibi pronti per la cottura, inducendo gli archeologi a domandarsi a lungo com’è che queste tracce furono lasciate al ricordo dei posteri. Può darsi che la risposta adesso non sia più un mistero.
Purtroppo il rischio frana di pezzi dell’Etna non è del tutto superato, anche se i calcoli dimostrano che un fenomeno simile avviene dopo ere geologiche (migliaia e migliaia di anni). Comunque gli scienziati italiani stanno attrezzando un progetto di monitoraggio continuo degli tsunami nel Mediterraneo. La scoperta è stata pubblicata da poco sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale ''Geophysical research letters'', col titolo ''Lo tsunami dimenticato'', e finanziata dal Dipartimento della Protezione Civile italiano, nell'ambito delle attivita' di valutazione del rischio maremoto nel Mediterraneo. Qualcuno, infine, ha ipotizzato che il ricordo della mitica Atlantide sia stato cancellato proprio dalla violenza di queste onde, alte come un palazzo di medio/grandi dimensioni. Onde che 'cancellarono' l'esistenza di un luogo che nei secoli vaga in quel limbo collocato tra sogno e leggenda.
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