
Lo scorso 9 marzo i leader dei paesi dell'Unione Europea hanno travato un accordo per fissare misure concrete di tutela su clima e ambiente. Il principale obiettivo prevede una soglia del 20%, della produzione complessiva di energia, da fonti rinnovabili (eolico, fotovoltaico e idroelettrico).
La strategia di base della politica ambientale comuitaria indica la strada da seguire per una lotta serrata contro il surriscaldamento globale e gli effetti che ne derivano (mutamenti climatici). In particolare l'attenzione si concentra su paesi, quali la Francia, che producono energia utilizzando prevalentemente il nucleare; oppure l'Olanda pressochè concentrata sulla produzione a carbone; e anche piccoli stati quali Cipro e Malta, privi di un mix di fonti variabili nella fase della produzione.
Malgrado le linee guide stabiliscano un'inversione di rotta, il documento redatto sottolinea la flessibilità del processo di cambiamento strutturale del comparto energetico: "Obiettivi complessivi nazionali differenziati per le fonti rinnovabili dovrebbero essere fissati in considerazione a una dislocazione corretta e adeguata, che tenga conto dei differenti punti di partenza dei paesi. Gli obiettivi nazionali verranno fissati col consenso degli stati membri".
Fra i leader dei paesi più grandi Angela Merkel, capo del governo tedesco, ha definito gli obiettivi stabiliti come "Ambiziosi e credibili. Sono molto soddisfatta del fatto che sia stato possibile aprire la porta a una dimensione completamente nuova di cooperazione europea nel campo dell'energia e della lotta ai mutamenti climatici. Questo testo è effettivamente un passo avanti perché riguarda la politica ambientale e il cambiamento climatico dell'Unione Europea".
La volontà espressa dai leader dei 27 Paesi membri è di tagliare le emissioni di gas serra del vecchio continente di almeno il 20% entro i prossimi 13 anni.
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