Italia, riduce l'emissione nel 2006 ma aumenta la desertificazione

Il 2006 resterà alla storia dell'Italia come il primo anno dove si sono registrate riduzioni nella emissione di CO2. Difatti la quantità di carbonio rilasciata nell'aria è diminuita dell'1,5%, passando dai 581 milioni del 2005 ai 573 del 2006.
Questi numeri sono stati resi pubblici durante i lavori del convegno tenutosi lo scorso 20 luglio a Brindisi, dal titolo ''Inventario nazionale emissioni di gas serra in Italia dal 1990 al 2005: stato e tendenza'', organizzato dall'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente e dei servizi tecnici (Apat) con la collaborazione del ministero dell'Ambiente e della Regione Puglia. La notizia è di buon auspicio, se considerata in previsione della Conferneza Nazionale sui mutamenti climatici prevista per il 12 e 13 settembre a Roma.
I settori che hanno assicurato la maggiore diminuzione di inquinanti nell'aria sono il civile (sistemi di riscaldamento e di raffreddamento delle case), con un meno 18%; l'agricoltura che registra un confortevole meno 1,5%. Sostanzialmente stazionario il settore trasporti, grazie alle politiche sulla riduzione della mobilità dei comuni più grandi. Mentre differenze negative sono segnate dal comparto dell'energia, che aumenta del 4,9% le emissioni di CO2.
Purtroppo non sono mancati gli allarmi: in Italia si sono ridotte sensibilmente le aree destinate alla produzione agricola, passando da 15 a 13,3 milioni di ettari. Mentre le aziende agricole sono diminuite drasticamente, passando dai 2,6 milioni del 2005 ai 2,2 del 2006. L'effetto desertificazione è stata la conseguenza delle maggiori temperature segnate negli ultimi anni. Gli esperti non hanno escluso che, in un futuro non troppo lontano, la Lombardia potrà coltivare olivi e pomodori e, al contrario, la Sicilia inaridirsi al punto di non poter più produrre i suoi agrumi pregiati.






