Pubblicati i dati sulla salute dell'acqua in Italia

l'Istituto Superiore di Sanità lancia l'allarme: il 15% degli italiani non dispone della soglia minima del fabbisogno idrico, ovvero 50 litri al giorno pro capite. Ancorchè allarmante il dato secondo il quale è in crescita il numero di province e territori italiani dove si riduce drasticamente, ogni anno, la disponibilità idrica nei bacini e nelle sorgenti.
L'informazione è inclusa in alcune statistiche riportate nella Relazione annuale sullo stato dei servizi idrici, presentata al Parlamento nel 2006 dal Comitato di vigilanza sull'uso delle risorse idriche.
Secondo il WWf il consumo di acqua nelle case è pari al 10% del totale immesso nelle reti; contro il 46% dell'agricoltura, il 17% alle industrie manifatturiere, il 19% per la produzione idroelettrica e il 18% per gli uffici pubblici (scuole, ospedali, caserme, ecc.).
Tuttavia il campanello d'allarme più importante, secondo il rapporto, è la perdita d'acqua all'interno delle reti, come in alcune province dove la perdita d'acqua è pari al 55% del totale immesso in rete, con punte (in Abbruzzo) del 77%. Basta pensare che una soglia di 'normale' accettazione delle perdite corrisponde al 7-15% dell'immesso in rete.
Nella classifica delle città con maggiori sprechi figurano a Cosenza, Latina, Campobasso, Pescara, Vibo Valentia, Rieti, Bari, Siracusa, Nuoro, Agrigento, Sassari e Belluno. Mentre sono 5 i comuni che consumano più di 300 litri pro capite: al vertice Milano con 395 litri per abitante, poi Lecce 354 litri, Ragusa 335, Frosinone 312 litri e Padova 308 litri. Infine il WWf conclude la sua inchiesta spiegando che in Itlaia ci sono 1 milione e mezzo di pozzi illegali, concentrati soprattutto nel centro-sud.






