UE condanna Italia per mancato coinvolgimento dei cittadini su politiche ambientali

La Corte di giustizia della Comunita' Europea ha condannato l'Italia per non aver applicato le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio (la 2003/35/Ce). Questa norma prevede la partecipazione della cittadinanza durante l'elaborazione di alcuni piani e programmi in materia ambientale. In proposito è esplicativa la nota della corte europea che indica "la partecipazione del pubblico
nell'elaborazione di piani e programmi ambientali in modo tale da favorire la trasparenza del processo decisionale e la consapevolezza del pubblico sui problemi ambientali e il sostegno alle decisioni adottate".
Il principio stabilito dalla direttiva comunitaria sottintende il principio di ridurre e contrastare il ben noto effetto 'Nimby', ovvero la rivolta delle popolazioni locali contro la costruzione e creazione di siti di stoccaggio, centrali elettriche e luoghi industriali ad elevato impatto ambientale, nei pressi del loro territorio. La Corte Europea rileva infatti che "l'effettiva partecipazione del pubblico all'adozione di decisioni consente allo stesso di assumere pareri e preoccupazioni che possono assumere rilievo per tali decisioni e che possono essere presi in considerazione da coloro che sono responsabili della loro adozione". E gli stati membri, ovviamente, devono attenersi a tale direttiva.
La Commissione ha avviato il procedimento per inadempimento contro l'Italia per non aver ricevuto risposte soddisfacenti alla lettera di diffida pervenuta a Roma da Bruxelles. I tempi di risposta erano compresi entro 2 mesi, ma l'Italia, ricevuta la richiesta nel 2005, ha risposto solo nella seconda metà del 2006. Pertanto l'invio della nota italiana dopo la scadenza prefissata dalla UE ha fatto scattare l’inevitabile procedura di inadempimento.






