Contro l’inquinamento meglio il Made in Italy

Allo scopo di contenere e ridurre l’inquinamento atmosferico gli esperti della Coldiretti consigliano di ridurre l’acquisto di cibi "esotici". Difatti il vino australiano, le prugne cilene e la carne argentina sono i primi tre classificati nella top ten per i consumi di petrolio ed emissioni di anidride carbonica. Il percorso che fanno, da un continente all’altro, produce oltre 20 kg di anidride carbonica. Altre leccornie, finite sul libro nero della lotta all’inquinamento, sono il mango dal Peru', l'anguria da Panama, la carne dal Brasile, l'aglio dalla Cina, l'uva da tavola dal Sud Africa, i meloni da Guadalupe e il riso dagli Usa.
La black list dei cibi è stata redatta dalla Coldiretti in occasione del Forum internazionale sull’energia, tenuto a Venezia. Secondo Coldiretti i consumi degli italiani dovrebbero concentrarsi sui prodotti nazionali, considerando che in materia di cibo siamo tra i più fortunati al mondo. Le statistiche parlano chiaro: una famiglia attenta ai consumi e alla provenienza dei prodotti (con relativo abbattimento degli imballaggi utilizzati) può contribuire a ridurre una tonnellata di anidride carbonica l’anno.
Inoltre la Coldiretti ha spiegato come, in alcune, e limitate circostanze, i prodotti esteri non assicurano il pieno rispetto delle norme igienico sanitarie. Come nel caso della carne brasiliana e dell’aglio cinese, entrambi sottoposti a forti restrizioni e scrupolosi controlli da parte dell’Unione Europea.
In definitiva si possono e si devono ridurre i consumi di prodotti il cui ciclo industriale danneggia seriamente l’ambiente. Basta sottolineare un dato di per sé preoccupante: un pasto medio a livello europeo percorre 1.900 km, consumando energia e - di conseguenza - producendo una quantità di inquinamento che non ne giustifica il beneficio derivato.






