Testimonial dell’Antica festa di San Giovanni Battista Johnny Palomba, il più "romanizzato" dei crit

Sacro e profano, religione e tradizione. Queste sono le contrapposte realtà che caratterizzano la seconda edizione dell’antica festa di San Giovanni, di cui Acea è main sponsor. Dal 20 al 24 giugno, nello spazio antistante la Basilica di San Giovanni in Laterano, rivivrà un significativo spaccato della tradizione popolare romana. L’evento è stato presentato in conferenza stampa venerdì scorso, nella Sala della Musica del Vicariato, alla presenza di Don Ottavio Petroni, Camerlengo della Basilica di San Giovanni e di Andrea Germoni dell’associazione Nuovi Orizzonti. L’edizione di quest’anno, come ha spiegato Germoni, consiste in una variegata offerta culturale interessante anche dal punto di vista della cucina romana. "La Festa sarà animata per tutte le serate da stand gastronomici, di vini, prodotti tipici, di arti, mestieri e dell’artigianato popolare e il ricavato sarà devoluto alla Onlus Alma Aurea. Infine la tradizione, perché non esiste la Festa di San Giovanni senza le lumache al sugo. "Un piatto - conclude Germoni - tradizionalmente mangiato dai romani la notte del 24 giugno davanti alla Basilica per esorcizzare il passaggio, sopra i cieli di Roma, delle streghe. Anche Acea ha dato il suo contributo alla Festa come partner istituzionale e con uno stand nel quale saranno date informazioni sul risparmio idrico, l’uso consapevole dell’acqua e la sua carta d’identità". Punto di riferimento delle rappresentazioni classiche della Festa sarà la formazione di archi "Piccola Orchestra Bramante" che suonerà musica da camera all’interno della Basilica. L’orchestra già nell’edizione del 2009 ha aperto gli eventi celebrativi e di spettacolo con un repertorio coinvolgente che ha sancito l’indissolubile legame tra arte, musica e cultura.
Come ha infine ricordato il Camerlengo Don Ottavio Petroni, "il tema della festa dell’anno scorso era "perdonamose"; quello di quest’anno è "confortamose", perché abbiamo bisogno degli altri".
La penultima serata della Festa sarà dedicata alla Stradabanda, che proporrà alcuni brani di musica popolare. Con la Strabanda, in veste di cantante, si esibirà anche Johnny Palomba, artista conosciuto per le critiche cinematografiche satiriche in romanesco. Le sue "recinzioni" sono scritte "con il linguaggio di un bambino di qualche quartiere periferico della capitale", con l’ironia dissacrante e caratteristica della comicità romanesca. Si tratta di testi brevi, sempre strutturati nello stesso modo:
Titolo: titolo del film "romanizzato"
Occhiello: giudizio lapidario sul film
Trama: il racconto del film ovviamente
Morale: il commento finale che spesso ha come protagonista il cugino di Johnny Palomba
Johnny Palomba, colombiano di nascita e con un passato decisamente intenso è stato militare, rivoluzionario, trafficante di smeraldi, stuntman e trasportatore di materiali tossici. Evaso da un carcere colombiano è arrivato in Italia nei primi degli anni Novanta. All’inizio della sua carriera non si esibiva in pubblico. I suoi scritti venivano letti da attori come Valerio Mastrandrea di cui si pensava fosse l’alter ego. Poi recentemente, ha iniziato ad apparire in pubblico riappropriandosi della sua identità. Nelle sue apparizioni in pubblico il suo viso è rigorosamente nascosto da passamontagna, occhiali scuri da sole e felpa con cappuccio. L’unico elemento per identificarlo è l’impercettibile accento colombiano e, se si instaura un minimo di confidenza, i commenti in romanesco. Per metterlo alla prova gli chiediamo un breve commento sulla festa.
Acea da cento anni, attraverso il lavoro dei suoi operai, tecnici e ingegneri, eroga servizi essenziali ai cittadini della Capitale. Il sostegno dell’Azienda a questa festa è un’occasione in più per dimostrare la propria vicinanza ai romani. Ma che ci fa qui un personaggio come Johnny Palomba?
Effettivamente è una bella domanda. Sono stato chiamato dal mio amico Paolo Contin, della Stradabanda e questa festa mi è sembrata subito una cosa bellissima. Le feste tradizionali romane da un po’ di tempo non si vedevano e questa in particolare permette di rivivere la tradizione. Rivivere la tradizione non deve essere qualcosa di fine a se stesso ma un modo per capire chi siamo e da dove veniamo. Non si deve essere necessariamente legati alla propria terra con una atteggiamento radicale ed intransigente. Io che sono colombiano posso dire che Roma è una città che accoglie tutti. Questo è straordinario ed è anche giusto fare conoscere le usanze e le tradizioni romane.
Anche se sei colombiano hai scelto di scrivere le tue critiche cinematografiche, quelle che definisci "recinzioni", in dialetto romanesco. Come hai fatto ad impararlo così bene?
Il romanesco è una lingua che ti si appiccica addosso; ci sono delle espressioni e dei modi di dire che poi diventano anche dei modi di fare e di vivere che se si vive a Roma è inevitabile acquisire.
…e adesso devi parlare come farebbe Johnny Palomba. Ci fai una "recinzione" di Acea alla Johnny Palomba?A me Acea me piace molto, perché va molto verzo er cittadino … tranne quando che je staccano la luce.
(22 giugno 2010) Laura Bonafaccia






