Montenegro: no del Parlamento a inondazione Canyon Tara
Lo scorso dicembre il parlamento montenegrino ha respinto, a larga maggioranza, un progetto del governo del presidente Milo Djukanovic per la costruzione di una centrale elettrica, in joint venture con la Bosnia, ma il problema è che l'impianto idroelettrico avrebbe comportato l'inondazione di un lungo tratto del canyon del fiume Tara, il più lungo e profondo d'Europa.La mozione di censura era stata presentata e caldeggiata da ben 70 organizzazioni ambientaliste e sottoscritta da una petizione di 10mila firme (il Montenegro, piccolo Stato confederato con la Serbia, affaccia sul Mare Adriatico di fronte alla Puglia e conta appena 670.000 abitanti).
Gli 80 chilometri del canyon del Tara, grazie anche alla purezza delle acque fluviali, rappresentano una delle mete turistiche preferite della piccola repubblica costiera e sono considerati uno tra gli paesaggi naturalistici fluviali più suggestivi del vecchio continente. La nuova centrale avrebbe comportato la totale devastazione di una ventina di chilometri dell'unica località montenegrina inclusa nell'elenco dell'aree protette dall'Unesco, l'agenzia delle Nazioni Unite per il patrimonio culturale e ambientale.
Il primo ministro montenegrino, Djukanovic, aveva sottolineato l'importanza del nuovo impianto per risolvere i numerosi problemi energetici del paese, riducendo di un terzo le spese statali per l'elettricità. Spese che ammonterebbero a 50 milioni di euro. Di fatto, però, l'onere finanziario per la costruzione della nuova centrale idroelettrica avrebbe di gran lunga superato le previsioni iniziali, alleggerendo le casse pubbliche, già di per sé povere, di ben 450 milioni di euro.
Inoltre il Governo, pur dichiarando il Montenegro "Stato Ecologico", prima dello scorso ottobre non aveva mai emanato leggi sullo sviluppo sostenibile del settore energetico, una delle voci di costo che ancora gravano di più sulla bilancia commerciale di questa piccola regione balcanica.






