16 Febbraio 2005, il Protocollo di Kyoto diventa realtà
Dopo anni di polemiche oggi è una giornata storica per la tutela dell'ambiente: entra in vigore il Protocollo di Kyoto (un piano Onu del 1997) per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica, ritenute, da autorevoli esponenti della comunità scientifica internazionale, la principale causa dei cambiamenti climatici. Una svolta storica malgrado la maggior potenza industriale del mondo, gli Stati Uniti, non abbia aderito al Protocollo così come l'Australia, la quale contesta la mancata imposizione di limiti ad importanti paesi in via di sviluppo come India e Cina. CHE COS'E' - Il Protocollo è un patto siglato dai governi nel 1997 alla conferenza Onu di Kyoto, Giappone. Il documento è stato sottoscritto da 141 Paesi.
L'OBIETTIVO - Lo scopo è ridurre del 5,2%, nel periodo 2008/2012, i gas emessi dai paesi industrializzati e ritenuti responsabili dell'effetto serra. L'effetto è contenere l'aumento della temperatura terrestre che molti studiosi ritengono causerà in futuro ulteriori disastri al pianeta come tempeste, siccità, alluvioni e innalzamento del livello dei mari. I cambiamenti climatici potrebbero danneggiare pesantemente l'agricoltura e portare all'estinzione migliaia di specie animali e vegetali.
I GAS EFFETTO SERRA - Ritenuti responsabili dell'effetto serra, sono gas che trattengono il calore nell'atmosfera terrestre. Il principale è l'anidride carbonica (CO2), la maggior parte del quale viene dalla combustione di combustibili fossili. Il Protocollo comprende anche metano (CH4), proveniente in prevalenza da agricoltura e discariche di rifiuti, protossido d'azoto (N2O), in prevalenza risultato dell'uso di fertilizzanti. Sono compresi anche tre gas industriali usati in varie applicazioni, come refrigeranti, conduttori di calore e isolanti, come idrofluorocarburi (HFCs), perfluorocarburi (PFCs) ed esafluoro di zolfo (SF6).
IL VALORE LEGALE - Kyoto avrà valore legale per i Paesi aderenti a partire da oggi, ma solo dopo aver ottenuto il rispetto di due condizioni: (prima) il sostegno di almeno 55 Paesi di quelli che producono (seconda) almeno il 55% del totale delle emissioni di anidride carbonica del mondo industrializzato. La soglia è stata superata nel novembre 2004, quando l'adesione della Russia ha portato il totale a 61,6%. Gli Usa, come accennato prima, non vi hanno ancora aderito ritenendo troppo restrittivi i vincoli di Kyoto.
COME FUNZIONERA' - Secondo l'accordo raggiunto dai ministri dell'Ambiente nel 2001 in Germania, si escludono sanzioni finanziarie per i trasgressori e i Paesi che nel 2012 supereranno i limiti fissati dovranno in un secondo periodo, nel 2013, fare i tagli previsti di un ulteriore 30%. Solo 39 Paesi hanno obiettivi fissati di tagli nel periodo 2008-2012, secondo il principio per cui dovrebbero saranno i più ricchi a dover fare da traino.
Comunque ogni aderente ha negoziato obiettivi diversi, ad esempio la Russia punta a stabilizzarsi ai livelli del 1990, mentre l'Unione Europea punta ad una riduzione dell'8%. Tuttavia c'è molto da fare: secondo la Convenzione quadro ONU sui cambiamenti climatici le emissioni di Spagna e Portogallo nel 2002 erano del 40,5% superiori ai livelli del 1990, mentre quelle Statunitensi sono superiori del 13,1%. Al contempo si è registrata una drastica riduzione delle emissioni dei Paesi dell'ex blocco sovietico, dopo il collasso delle industrie dell'era sovietica, con la Russia che ha registrato un calo delle emissioni del 38,5%.
COME SI APPLICHERÀ - Guardando dentro casa nostra l'Unione Europea ha approvato nel gennaio 2005 una piattaforma normativa, nell'ambito del quale circa 12.000 impianti industriali ed energetici dispongono di quote precise di anidride carbonica. Se superano la quantità loro assegnata, possono acquistare altre quote sul mercato o pagare multe in danaro; se rimangono al di sotto della quota loro assegnata, possono venderne il resto. I prezzi nell'UE sono attualmente di circa 7,2 euro per tonnellata.
Il Protocollo prevede anche altri meccanismi di "flessibilità" per agevolare i Paesi a rispettare gli obbiettivi fissati nel caso siano impossibilitati a ridurre le emissioni sul loro territorio. Questi includono il "meccanismo sviluppo pulito", in base al quale i Paesi industrializzati possono guadagnare crediti rispetto ai loro obbiettivi sviluppando tecnologie pulite (l'energia solare) nei Paesi in via di sviluppo.






