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Kyoto: investimenti per 450 milioni contro gas serra

Investimenti per 300-450 milioni di euro l'anno nel periodo 2008-2012: questi i costi che l'Italia dovrà sostenere in funzione dell'acquisto dei 50 milioni di tonnellate di crediti l'anno stimati dagli esperti del ministero dell'Ambiente per l'applicazione del Protocollo di Kyoto, il trattato salva-clima che entrerà in vigore il prossimo 16 febbraio.

Inoltre, i permessi di emissione assegnati dal Piano nazionale di allocazione nel periodo 2005-2007 corrispondono a 240 milioni di tonnellate, pari a circa il 40% delle emissioni totali. Di queste, 158 milioni fanno riferimento al settore energetico e in particolare 136 a impianti termoelettrici, 19 alle raffinerie e 3 agli altri impianti di combustione.

Per quanto riguarda gli obblighi, l'Italia è chiamata a ridurre entro il 2012 le emissioni di gas serra del 6,5% rispetto ai livelli del'90. Ma non basta. E' necessario mettere in campo una serie di misure ulteriori e già calibrate a livello nazionale, nei settori dell'energia, dell'industria, dei servizi, dei trasporti, dell'agricoltura e dei rifiuti con un abbattimento potenziale fino a 85 milioni di tonnellate di anidride carbonica, il principale dei gas serra presenti nell'aria.

Sul podio per l'efficacia dei tagli anche i cosiddetti 'meccanismi flessibili: quelli che riguardano la cooperazione internazionale e la borsa delle emissioni. Meccanismi che, secondo valutazioni contenute nel Piano italiano per la riduzione delle emissioni di gas serra, contribuiranno ad abbassare del 40-60 per cento i 'fumi' nazionali durante il primo periodo di attivita' del Protocollo.

In particolare sulla cooperazione, acceleratore spinto al massimo in quanto la riduzione di Co2. Quindi via libera agli accordi per azioni di eco-sviluppo oltre frontiera. Due le strade previste sulle quali l'Italia si e' già incamminata: il primo è un meccanismo di sviluppo pulito (CDM) che collega l'Italia soprattutto ai Paesi in via di sviluppo; il secondo (JI), la vera e propria cooperazione ambientale che prevede azioni di sviluppo congiunto da mettere in pratica in particolare nei Paesi a economie emergenti. In tal senso, riferiscono gli esperti del ministero dell'Ambiente, l'Italia sta avviando e attuando progetti CDM in Laos, Cina, Brasile, Argentina, Nigeria, Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto e Serbia e progetti Joint Implementation in Romania, Bulgaria e Croazia.

Obiettivo della strategia "individuare e utilizzare un 'set' di opzioni flessibili finalizzate in particolar modo alla diffusione dei combustibili puliti concordando standard comuni di efficienza energetica e di emissioni per le diverse tecnologie energetiche che, nel dopo Kyoto - riferiscono i tecnici - risultano più accettabili ed efficienti dei tradizionali obiettivi vincolanti per Paese. Importante anche il sostegno delle iniziative in partnership secondo il modello gia' adottato per lo sviluppo delle fonti rinnovabili, per la promozione dell'idrogeno, per la contrazione dei consumi di carbone e l'utilizzo efficiente di una fonte pulita quale il metano.

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