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Fonti rinnovabili: l'idrogeno.

Solo pochi decenni fa i principali consumi energetici si concentravano nel Nord America e in Europa. Oggi lo sviluppo di alcune grandi nazioni quali Cina, India e Brasile (grandi sia per estensione geografica, sia per numero di abitanti) hanno portato alla ribalta la necessità di individuare nuove fonti di produzione e di approvvigionamento energetico a basso impatto ambientale.

Tra le numerose proposte e soluzioni avanzate dal mondo scientifico troviamo lo sfruttamento dell'idrogeno (simbolo chimico H), elemento ampiamente diffuso in natura trovandosi nell'acqua, nei petroli, nei minerali, nelle piante e negli esseri viventi in generale. E' presente anche in enormi quantità nel sole e nelle stelle ed è l'elemento più diffuso dell'universo (circa il 75%). Gas incolore, inodore, insapore, esso fu scoperto da H. Cavendish nel 1766.

Il problema fondamentale dell'idrogeno è l'impossibilità di trovarlo allo stato elementare, di fatto è necessario produrlo da fonti secondarie, come l'acqua o i combustibili fossili. Il principale vantaggio è costituito dal fatto che la sua combustione scaturisce come unico effetto il vapore acqueo, con evidenti ricadute positive sull'ambiente.

Tra gli effetti positivi potrebbe esserci il rallentamento nell'esaurimento delle scorte di combustibili fossili, in quanto l'energia necessaria per produrlo può derivare dalle fonti più disparate. Altresì, a differenza del petrolio che si trova solo in pochi paesi del mondo, qualunque nazione sarebbe in grado di produrlo purché disponga delle tecnologiche necessarie. Tecnologie che non richiedono neanche enormi investimenti finanziari. L'idrogeno come ogni combustibile, ha un elevato contenuto energetico e deve essere maneggiato con le dovute precauzioni per risultare sicuro. Tale sicurezza si acquisisce con la conoscenza delle sue proprietà chimiche, fisiche e termiche. Oggi l'industria, seguendo delle regole consolidatesi negli ultimi 50 anni, è in grado di produrre, immagazzinare, trasportare ed utilizzare l'idrogeno senza particolari rischi.

Nel dibattito internazionale sulla ricerca di fonti rinnovabili spesso si pone l'accento su l'inconveniente della discontinuità nel processo produttivo di queste: a volte non c'è vento, fiumi con portata di acqua non ottimale, sole coperto; altre volte invece queste fonti sono in eccesso. Sfruttando le caratteristiche di "memorizzatore di energia" l'idrogeno potrebbe rendere le fonti rinnovabili pienamente sfruttabili e non solo per ottenere energia. Infatti se ci fosse idrogeno in eccesso, questo potrebbe essere usato per la produzione chimica e/o industriale dell'ammoniaca (oggi si ottiene da idrogeno petrolifero sopratutto per produrre fertilizzanti) o del metanolo (oggi si ottiene da petrolio) ottenendo così un risparmio nel non utilizzo dei combustibili fossili (fonte esauribile ed inquinante come il carbone).

La speranza diffusa è che la ricerca scientifica possa fornire in breve tempo una risposta positiva sull'utilizzo di un elemento chimico che, nel corso degli anni, potrebbe rivelarsi determinante a livello planetario, nella salvaguardia e nella preservazione dell'ambiente.

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