Quale futuro per l’energia italiana?
Vento, sole, gas naturale, rifiuti, queste le materie prime che tra non molti anni produrranno l’energia che alimenterà case e industrie. Il vero ostacolo da superare sarà rappresentato dall’aumento dei costi di produzione, distribuzione e stoccaggio delle materie prime e non dalla scarsa disponibilità delle stesse.
Questa è la conclusione, in sintesi, illustrata il 14 a giugno dal Consiglio mondiale dell’Energia a Roma, in occasione della presentazione del 20/mo congresso mondiale del CmE, in programma nel 2007
proprio nella capitale italiana.
Questo non vuol dire che le scorte di materie prime come gas, petrolio e carbone siano illimitate,
ma per i prossimi 50 anni non si dovrebbe verificare alcuna mancanza di disponibilità.
Ancora più lunga, 200 anni, la disponibilità di reperire gas dal sottosuolo.
Il vero nodo per cui i costi di "lavorazione" sono destinati ad aumentare è il quadro geopolitico i
internazionale. Ad esempio l’80% della produzione mondiale di petrolio si concentra nei paesi
in via di sviluppo, che da un lato aumentano i propri consumi energetici per garantire la propria
crescita produttiva (basti pensare ai tassi di crescita industriale di Cina e India), dall’altro
estraggono la stragrande maggioranza delle risorse necessarie alla produzione di energia.
Ciò comporta un instabilità permanente e conflitti internazionali nella gestione del mercato
energetico, con la conseguenza che, per cause di forza maggiore, aumentano i costi da investimento
in nuove tecnologie per la raffinazione, il trattamento e lo stoccaggio delle materie prime.
Per l’Italia gli esperti hanno indicato la via del contenimento dei costi energetici e il risparmio
dei consumi industriali e domestici come unica soluzione all’impennata dei costi nel mercato dell’energia.
Difatti, un’efficace azione di risparmio e attenzione collettiva ai consumi, potrebbe ridurre di 1/3 i il
fabbisogno di materie prime e alleggerire il peso dei costi sul bilancio pubblico.
Gli studiosi hanno anche sottolineato che gli italiani sono, in media, più attenti nell’evitare
sprechi rispetto ad altri cittadini occidentali, ma se aumentasse ulteriormente la sensibilità
civica verso un uso intelligente degli elettrodomestici, degli interruttori e di ogni fonte di
consumo energetico si potrebbe addirittura "aiutare l’Italia a recuperare competitività a livello
internazionale".






