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Uragani in Messico e Cina: sale il prezzo del petrolio

L’estate è un periodo poco foriero di informazioni "serie" per i quotidiani e i telegiornali, i quali dedicano ampio spazio a notizie di cronaca nera, gossip, e altre informazioni "stravaganti" o, meglio ancora, "stagionali". Tra quest’ultime figura la puntuale rassegna di cronache sul tifone estivo di turno, che generalmente colpisce le coste dei paesi centroamericani rendendo insicuro ogni regione compresa tra la Florida e le coste atlantiche del Venezuela. Eppure talvolta queste notizie ci appaiono folcloristiche e, per l’appunto, tipicamente estive. Magari sono poco interessanti per la nostra vita, che, tranquilla, prosegue a migliaia di chilometri di distanza. Ma in realtà, gli effetti prodotti dal tifone Emily, che in queste settimane ha colpito dapprima la Giamaica e da domenica 17 luglio imperversa nello Yucatan in Messico, incide eccome sul nostro stile di vita. E, soprattutto, sulle nostre tasche.
Infatti l’arrivo di un uragano composto da venti che oscillano tra i 215 e i 230 kilometri orari, ha indotto la compagnia petrolifera messicana "Petroleos Mexican" a chiudere due enormi piattaforme petrolifere e ad evacuare di corsa 15mila dipendenti che si trovavano lì per lavoro. Così il prezzo del greggio ha compiuto un nuovo balzo in alto sui mercati internazionali.
Tuttavia "Emily" non è stato l’unico tifone ad abbattersi sui paesi caraibici: alcune settimane fa è stato il turno di un ciclone, "Dennis", ancora più tragico per i suoi effetti, provocando oltre 70 vittime e danni per svariati miliardi di dollari tra Cuba, Haiti, Giamaica, Florida e Alabama.
Come se non bastasse da ieri un altro tifone di grossa intensità si è abbattuto sulle coste meridionali dell’Asia, costringendo il governo di Taiwan a chiudere tutti gli uffici pubblici, inclusa la Borsa Affari. Successivamente anche Hong Kong si è vista costretta a deviare e sopprimere numerosi voli da e per l’aeroporto locale, rendendo difficili i collegamenti con la Cina. Conseguenze, anche queste, che hanno avuto ripercussioni negative sul prezzo delle materie prime energetiche, petrolio e gas. Le previsioni dicono che la situazione tornerà alla normalità non prima di tre/quattro giorni, sia in Asia che in America centrale.

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