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Clima: allarme WWF su effetto serra e cambiamenti climatici

A pochi giorni dall’inizio del vertice mondiale sul clima, in programma a Montreal  a fine novembre, il WWF ha presentato dati preoccupanti sulle conseguenze nefaste prodotte dal surriscaldamento climatico in alcune zone del pianeta. L’osservazione si è focalizzata in particolare sull’Europa e più in particolare in Spagna, Germania, Italia e Mar Mediterraneo, Inghilterra e Scozia. Ma non solo Europa, anche India, Sud Africa, Stati Uniti e Tasmania subiscono gravi conseguenze per effetto dell’aumento della temperatura terrestre. L’iniziativa è stata presentata lo scorso 18 novembre nella sede generale del WWF a Roma. Il WWF ha comunicato di aver avanzato richiesta all’Unione Europea per far fronte agli impegni sottoscritti in merito al Protocollo di Kyoto e ridurre entro il 2012 le emissioni di gas serra dell8%.
In Italia c’è un vero e proprio allarme miele a causa di api "impazzite" e fioritura fuori stagione a causa dello sconvolgimento climatico, che causa un pesante calo nella produzione del prezioso nettare. In più l’aumento del caldo ha provocato una febbrile attività dei parassiti provocando effetti pesanti sul ciclo di vita dei fiori. In Germania, invece, il caldo ha intensificato la riproduzione dei coleotteri i quali scavano lunghe gallerie nelle cortecce dell’abete rosso, l’albero per eccellenza della foresta nera, mettendone a repentaglio la sopravvivenza. Problemi di altro carattere in Scozia, dove le nevi si sciolgono in brevissimo tempo e i famosi cani da slitta, gli Husky, fanno la muta di inverno per effetto delle temperature più alte registrate nell’ultimo decennio. Mentre sulle coste britanniche si è registrato dal 2000 a oggi un consistente innalzamento del livello del mare. In Spagna, invece, la quantità di pioggia annuale è diminuita quasi del 50% nell’ultimo decennio, provocando ingenti danni all’agricoltura, in particolare nella raccolti di legumi e cereali.
Secondo Maria Grazia Midulla, responsabile Campagne Internazionali del WWF Italia, ''i 25 paesi europei hanno a disposizione uno strumento importantissimo che regola le emissioni industriali di CO2, l'Emissions Trading Scheme (ETS)''. Il meccanismo copre il 46% delle emissioni europee di CO2, il 15,5% delle emissioni globali dovute alla combustione del carbone ed e' rivolto ai grandi impianti energetici, siderurgici, cartiere, vetrerie, raffinerie e cementifici. L’associazione mette in guardia il governo dal sostenere con sussidi di stato la produzione per mezzo di combustibili fossili.
Non solo aria, gli effetti devastanti dell’innalzamento delle temperature sta già provocando forti ripercussioni sugli ecosistemi marini, mettendo in allarme la comunità internazionale, scientifica e ambientalista, per la sopravvivenza di alcune specie di pesci che popolano la barriera corallina e di altre specie che invece vivono nelle gelide acque del polo nord. Questo problema assume proporzioni maggiori di anno in anno, al punto che l’industria marittima dei paesi in via di sviluppo ne subisce le peggiori conseguenze. A titolo di esempio: in Tasmania, la cui economia si basa sulla pesca del calamaro, le forti temperature stanno riducendo sensibilmente l’aspettativa di vita di questi invertebrati, provocando un’ingente riduzione di fatturato delle compagnie ittiche. In conclusione le cahier des doléances è forte, occorre intervenire e la speranza di gran parte del pianeta è rivolta a quello che potrà essere deciso a Montreal in questi giorni. Il messaggio è semplice e incontrovertibile: i binari dello sviluppo umano non possono essere rescissi da quelli della salvaguardia ambientale.

 

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